Lui e lei, mano nella mano: è questa l’immagine che ho impressa nella mia testa e che mi tornerà in mente ogni volta che penserò a lui. Non so parlare d’amore, non mi sento all’altezza. L’amore non si può spiegare, categorizzare, definire: sarebbe come semplificare, razionalizzare un sentimento che invece non ha bisogno di parole, ma soltanto di essere vissuto.
L’essere umano ha bisogno, per sua natura, di trovare una spiegazione a tutto e di razionalizzare o intelletualizzare le emozioni. La razionalizzazione e l’intellettualizzazione sono, infatti, due notissimi meccanismi di difesa che mettiamo in atto quando vivere le emozioni diventa troppo dispendioso, nel bene e nel male.

L’amore ha tantissime forme, relegarlo semplicemente all’amore di coppia sarebbe davvero un torto incredibile. Eppure soltanto pochi giorni fa era il 14 Febbraio e tutti, o quasi, festeggiavano l’amore, quello di coppia. Il giorno prima di San Valentino una collega mi chiede “E tu domani sera cosa farai?”, io l’ho guardata con uno sguardo di semi-imbarazzo e le ho risposto “Perchè me lo chiedi, cos’è domani?”. Non avevo capito a cosa si riferisse. E non è stato perchè volevo fare l’anticonformista a tutti i costi, ero e sono seriamente disinteressata alle occasioni imposte dalla società o dalle convenzioni. Ero, inoltre, colpita per la morte di mio nonno, avvenuta solo qualche giorno prima del giorno nazionale degli innamorati.

E ripenso all’immagine che ho scelto e pubblicato qui accanto, immagine che ha scattato mia sorella (grazie Molly!) pochi giorni prima che nostro nonno morisse. E ripenso a quelle mani, vecchie, stanche, stufe, consumate, incazzate, deluse, innamorate. Quelle mani che nella vita non si sono mai risparmiate, quelle mani che sono state il suo oro, la sua ragione di vita. Quelle mani che riuscivano a trasformare in oro tutto quello che toccavano. Quelle mani che non hanno mai lasciato sua moglie, che si sono sempre prese cura di lei e forse anche sbeffa di lei. Quelle mani che quando hanno smesso di lavorare, hanno spento la sua energia, la sua voglia di vivere.
Negli ultimi due anni era cambiato, per amore di lei aveva deciso di starle sempre accanto senza più dedicarsi alle sue passioni, e questo l’ha cambiato giorno dopo giorno, ha affievolito quell’incredibile energia che aveva. La sua passione, anzi il suo amore, si è concentrato unicamente su di lei, ma per lei non era mai abbastanza e per questo lui soffriva, tanto.

E nonostante tanta sofferenza e stanchezza, le sue mani non hanno mai lasciato le mani di lei, lui la cercava, voleva sentirla accanto sempre. Era geloso lui… fino alla fine. A Natale erano seduti accanto, come sempre, ma lui non le lasciava la mano nemmeno per un secondo, quelle due mani distintamente legate tra loro. Ma non era una questione solo di tenerla stretta, lui quella mano l’accarezzava, la curava, l’amava. E tutto questo era davvero incredibile visto dai miei occhi: 70 anni insieme, litigi furibondi da sempre eppure lui senza di lei non poteva stare.

I miei nonni non hanno mai festeggiato San Valentino, almeno credo, può anche darsi non ne conoscessero nemmeno l’esistenza, non me ne stupirei. Eppure sono stati insieme 70 insieme: sfido chiunque della mia generazione, o anche di quelle successive, a pensare all’amore con una prospettiva temporale a così lungo termine.

Non sono anti San Valentino e non metto alla gogna chi onora in quel giorno l’amore, non sono nessuno io per giudicare, ci mancherebbe. Ma ricordarsi di festeggiare l’amore soltanto una volta l’anno è un errore imperdonabile. Approfittare di una festa commerciale per cercare di ri-dare vita ad un amore oramai finito è un atto di disperazione. Vale la pena amare, sempre, ogni giorno.

Ciao Nonno, ti voglio bene anche io tanto!
RIP

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