Da ragazzina, ai tempi del liceo, ero convinta che non sarei diventata mai mamma: le mie compagne di classe mi prendevano sempre in giro perché dicevano che sarei rimasta zitella a vita e che le mie nipoti mi avrebbero accolta con timore reverenziale nelle mie sporadiche visite, in quanto nota per acidità e dieta ferrea. La conferma mi venne anche da una chiromante che leggeva le mani sul ponte del Castel dell’Ovo (a Napoli) ma lì ero già più grande, inizi dell’università più o meno, che mi guardò con i suoi grandi occhi dipinti di nero e disse: “Avrai tanti dolori nella tua vita e non riuscirai ad avere figli, si vede da qui, guarda, dalle linee del cuore e della vita che si intersecano in modo brusco!”
Fatto sta che oggi ho ben due figlie, nonostante le mie e le altrui convinzioni. Ed essere mamma è una delle poche certezze che ho e di cui mai mi pentirei, nonostante tutto.
Dico questo perché credo che la mia convinzione adolescenziale venisse dal fatto che non mi sentissi portata o all’altezza del ruolo, e di fatto certi giorni lo credo ancora: i dubbi sono sempre tanti, non so mai se sto facendo la cosa giusta, dicendo la cosa giusta, comprando la cosa giusta, dando il messaggio giusto.

Spesso uso l’hashtag #mammacattiva nei miei post in giro per il web, e lo faccio con tono irriverente e anche un pò scherzoso: non credo, sul serio, di essere cattiva, ma sono molto lontana e diversa dal modello di mamma che ostenta la perfezione perseguendo il modello televisico alla “Mulino Bianco”.

Mi annoio terribilmente in quelle conversazioni tra mamme centrate solo sui figli, mi viene l’orticaria quando leggo post sulle abilità e progressi dei propri figli che vengono pubblicizzati a destra e a manca come se fosse stata scoperta la particella quantica, mi manca il respiro quando leggo articoli scritti da improbabili esperti della qualsiasi che hanno la palla magica sulla cosa giusta da fare sempre e comunque in ogni occasione, mi si annebbia la vista e soffro di improvvise perdite di sensi quando i gruppi whatsapp di mamme si attivano e ti intasano il telefono per le più svariate e inutili domande/dubbi/perplessità. 

Le mie figlie non vanno a letto alle 9, non cenano alle 7, si sporcano, possono buttarsi a terra, indossano leggins e t-shirt, mangiano la cioccolata, fanno il bagno al mare subito dopo aver mangiato e arrivano al mare a ora di pranzo, dormono fino a tardi quando possono, mangiano tutto quel che mangiamo noi, sono abituate a dormire dove capita, in letti differenti e a casa di chiunque (mi limito a parenti e amici ovviamente) eppure pare stiano sopravvivendo decentemente nonostante una mamma che, in quanto a stile, non ha nulla da invidiare a Bridget Jones. 

Tutto questo per dire che la perfezione non esiste, dobbiamo smetterla di perseguirla altrimenti saremo infelici e renderemo infelici e confusi i nostri figli. Le regole ci devono essere, chiaro, altrimenti non daremo ai nostri figli gli strumenti per relazionarsi con il resto del mondo. Ma non esistono i manuali o il decalogo della mamma o del genitore perfetto, l’unica regola che possiamo seguire è l’utilizzo del “buon senso”. Siamo umani e possiamo sbagliare, abbiamo debolezze e mostrarle ai nostri figli non li renderà deboli o incapaci di diventare adulti in grado di gestire le proprie vite, ma gli farà capire, attraverso l’esempio che l’imperfezione è sana, che va gestita e accettata.

Credo nell’esempio come strumento per passare ai nostri figli quel che riteniamo sia giusto o sbagliato: i nostri figli ci osservano contivuamente e ci imitano sin da piccoli. Quando lavoravo al consultorio con le famiglie problematiche sapete come facevamo a capire lo stile genitoriale? Osservavamo i bambini giocare con alcuni giochi, con le bambole: i bambini usavano replicare quel che vedevano fare in casa dai propri genitori e trattavano le bambole seguendo l’unico modello che avevano conosciuto e sperimentato, quello dei genitori, figure di accudimento verso cui l’amore e la fiducia sono totalmente incondizionati.

Il titolo di questo mio post non è ovviamente casuale, ma vuole essere una vera e propria provocazione: non esistono le mamme perfette, e non esistono manuali d’istruzione per diventare super mamme. Facciamocene tutte una ragione! Anche perché la perfezione è terribilmente noiosa.

L’imperfezione è bellezza, la pazzia è genialità, ed è meglio essere assolutamente ridicoli che assolutamente noiosi. Marilyn Monroe
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