Il tempo, la dannazione di oggi, di molti di noi e con tante e differenti declinazioni. Il tempo non basta mai, è sempre troppo poco, passa troppo velocemente, se ne dovrebbe avere di più, sarebbe bello poterlo allungare questo tempo per beneficiarne. E questo è quello che sentiamo dire intorno a noi indipendentemente dal contesto in cui ci troviamo: a lavoro così come nella vita privata. Ma come possiamo allungare questo tempo? E siamo davvero sicuri che sia la soluzione giusta, quella di aspirare ad allungare il tempo? L’altro giorno, durante una conversazione con un caro amico, discutevamo della sensazione comune di non riuscire a vivere a pieno il tempo che abbiamo a disposizione, la sensazione di sprecarlo mentre lui scorre e passa inesorabile e poi lui mi ha inoltrato un piccolo frame di un vecchio film di Edoardo De Crescenzo davvero illuminante. Il film è 32 Dicembre. Eccolo:

Il tempo è un’emozione, ed è una grandezza bidimensionale, nel senso che lo puoi vivere in due direzioni diverse, in lunghezza e in larghezza! Se lo vivete in lunghezza, in modo monotono sempre uguale… dopo 60 anni voi avrete 60 anni! Se invece lo vivete in larghezza, con alti e bassi… innamorandovi, magari facendo pure qualche sciocchezza, allora dopo 60 anni avrete solo 30 anni! Il guaio è che gli uomini studiano come allungare la vita, quando invece bisognerebbe allargarla!

E’ una teoria decisamente interessante e che mette in discussione come molti di noi decidono di vivere la vita. Faccio un piccolo esempio: avete presente la sensazione di sete? Sarà capitato a tutti almeno una volta nella vita. Ebbene quando abbiamo sete, e godiamo dell’acqua che scende nella gola e ci disseta, in quel momento noi stiamo allargando il tempo e non lo stiamo allungando. La stesso esempio è legato al cibo: quante volte mangiamo in modo veloce e senza goderne, senza assaporare profumi e sapori? E perchè lo facciamo? Perchè abbiamo fretta, perchè è tardi, perchè dobbiamo scappare, dobbiamo “mangiare velocemente un boccone”.

Non è la prima volta che mi ritrovo a scrivere e riflettere sul tempo, l’ho già fatto nel libro di Cristiano Carriero dedicato al Mobile Working, ma in quel caso ne ho parlato pensando al tempo dedicato al lavoro e alla sua gestione.
In realtà noi esistiamo solo nel tempo, ecco perchè per noi è così importante e ne parliamo tanto. Ogni persona si relaziona con il tempo con un suo schema particolare e personale e la riflessione su questo ha a che fare con aspetti molto intimi e profondi. Da una parte ci sono le paure e le angosce, le insicurezze e le immaturità che ci abitano e, dall’altra parte c’è il nostro bisogno di senso, il desiderio di vivere con pienezza appassionata, negli affetti e nell’amore, come nel lavoro. Se osserviamo noi stessi e gli altri in maniera approfondita, possiamo riscontrare la presenza di diverse identità temporali che poi si ripercuotono inevitabilmente nelle relazioni, affettive e non.

Per lavoro mi occupo di “PERSONE” e molto spesso quando parlo con loro capita che alla domanda “Cosa hai fatto di davvero importante che meritasse il tuo tempo oggi” le persone rispondono “Sai che non so risponderti? So che ho corso tutto il giorno ma non so cosa ho fatto”.
Questo tipo di risposta richiede, secondo me, una grande riflessione personale su cosa sia davvero importante per noi. Mi spiego meglio. E’ importante fermarsi e capire che cosa è essenziale per noi durante la giornata e come stiamo “abitando il nostro tempo”. Se stiamo rincorrendo semplicemente il tempo alla ricerca di “più tempo” la nostra potrebbe essere una sfida davvero complicata da vincere perchè, ad oggi, nessuno è riuscito a trovare la formula per allungarlo. A questo punto sarebbe utile, invece, ritrovare un tempo di qualità in cui ri-conoscerci. E quindi “allargare” il tempo, viverlo con consapevolezza e pienezza.

Un esercizio interessante e che sto provando a fare da un pò di tempo è l’esercizio quotidiano di “variare la velocità del tempo” facendo meno cose ma con partecipazione più profonda. Questo mi sta aiutando a ritrovare anche il piacere della lentezza che è un’emozione molto bella e che spesso non ci concediamo, ma che contiene il piacere di assaporare, per poter ricordare meglio e più a lungo. Anche chi siamo, chi siamo stati, quali siano state le relazioni davvero appaganti per noi. Altrimenti, come sostiene Manicardi, scopriremo con dolore che dietro il trionfo della velocità, dell’accelerazione del tempo, c’è l’eclissi della memoria.

Se mi guardo indietro e rifletto sul modo in cui vivo e uso il tempo in modo spesso inconsapevole, credo di avere una forte propensione ad allargare il tempo, propensione interrotta da momenti in cui invece cerco di allungarlo il tempo. Questo perchè sono una persona che ha tantissimi interessi e che non riesce a rinunciare a nulla, mi piace dare voce a tutti gli abitanti del condominio che ho nella testa, anche se certe volte dovrei farne stare qualcuno in silenzio (lol). Questo credo sia il mio modo di vivere in maniera “appassionata” il tempo, la vita, le persone, le relazioni. E il concedermi anche qualche “sciocchezza” o meglio “pazzità” non lo trovo poi così sbagliato, anzi! A 60 anni vi dirò se mi sento davvero di avere 30 anni.

E voi come vivete il vostro tempo? Lo allungate solo o cercate anche di allargarlo?

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