Fermati, respira, chiudi gli occhi e poi riaprili. Guardati intorno ed osserva chi c’è, gli oggetti: fissa la cosa che ti è più familiare in assoluto in quel momento, richiudi gli occhi e respira di nuovo, rilascia i muscoli, apri la mente, pensa.
Fai scorrere i pensieri, sono tanti forse troppi. Quell’eccesso non ti consente davvero di esprimerti e di capire cosa vuoi dire, anzi sortisce l’effetto opposto: il blocco, l’incapacità di pescare in mezzo alla multiofferta del tuo cervello che produce all’impazzata pensieri che scorrono veloci come un fiume in piena.

E allora, bloccati…fermati….respira!

Questa la mia situazione ultimamente. Situazione imbarazzante perché sento che ho tante cose da dire e poi nel mentre resto in silenzio, con il vuoto cosmico che mi pervade. È un po’ come un coito interrotto, tutta quella energia che non riesce a trovare poi la sua strada.

Ho voglia di leggerezza, di giorni tutti uguali senza un inizio e una fine prestabiliti. Voglio non pensare al tempo che passa, disinteressarmi dell’orologio: che poi io l’orologio non lo indosso nemmeno, ma ce l’ho stampato nel cervello, mi perseguita, anche in vacanza. E che vacanza è se invece di essere “vacante” la si riempie di impegni e appuntamenti? Allora dovrebbe chiamarsi “impegnanza”.
Siamo così impegnati ad essere impegnati e a mostrarci impegnati alla comunità, che stiamo perdendo il senso del disimpegno, che non è un termine negativo, anzi, ma è connotato negativamente. Prendersi del tempo, ritagliarsi del tempo, dedicarsi del tempo, prendersi una pausa, desiderare di passare del tempo a casa, crogiolarsi nel dolce far nulla…non dovrebbe essere così orribile! Eppure in giro non sento altro che lamentele del tipo: “non ho tempo”, “ho troppi impegni”, “ho 3000 cose da fare e sono in ritardo su tutto”: certe volte ho la sensazione che ci sia una sorta di gara “non annunciata” ma a cui tutti partecipano e dove in palio c’è il premio per chi è più impegnato. Mischiamo vita privata e lavorativa, non sappiamo più definirne “i confini”, viviamo in vetrina e cerchiamo di mostrarci non per come siamo, ma per come crediamo che gli altri ci vedano o comunque cerchiamo di mostrare solo la parte “bella” di noi stessi.

La giornalista del Washington Post Brigid Schulte chiama questa epidemia culturale “la sopraffazione”. Siamo sopraffatti dal tempo, dagli impegni, dal mostrare il nostro “status” social-e con una vita ricca di impegni a scapito poi di noi stessi, delle relazioni importanti e della vita real-e.

Perché scrivo di questo? Perché credo nel potere della condivisione e sono certa di non essere l’unica. Se condivido il mio stato d’animo posso imparare dall’esperienza di altri, o posso dare incipit a chi vive la mia sensazione ma non riesce a dargli un senso, un significato. Scrivo perché nel tempo ho capito che mi fa bene, mi aiuta a mettere ordine nella testa. Scrivo perché ho necessità di ritrovare i miei pensieri, sento il bisogno di poter dire “finisco quest’attività, prendo un caffè e poi sono pronta per altro” senza dovermi sentire “sbagliata”. Ho voglia di fare le cose fatte bene, di smettere di dire di si a tutti e poi trovarmi a fare 3000 attività diverse e non farne nemmeno una bene. Ho voglia di riappropriarmi del tempo, di viverlo per com’è e non di sentirne solo il fiato sul mio collo. Ho voglia di guardare i social quando mi va, senza la frenesia compulsiva del “check”: che poi la vita vera si svolge altrove e va avanti, non è statica. E sta a noi scegliere come viverla. Gli impegni non sono lì che ci aspettano, siamo noi che scegliamo di averli. Voglio vivere il “tempo libero” proprio così come lo definiamo “libero”, senza dover avere l’affanno di riempirlo di cose. Voglio godere del tramonto, voglio impegnarmi nel mio lavoro e dedicargli il giusto tempo, perché non è vero che più lavori meglio lavori, anzi! Molte delle idee migliori si hanno proprio mentre non si lavora, ma si è distratti a fare altro: in una pausa, in palestra, in bicicletta, al ristorante con gli amici, mentre giochi con le tue figlie.
Voglio avere il tempo di pensare, di respirare, di lavorare, di scrivere, di amare…

E allora, bloccati…fermati….respira!

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